Prima venne Claudico: un bot ad intelligenza artificiale programmato per giocare a poker negli heads-up, creato dal Pittsburgh Supercomputing Center. La sua caratteristica era quella di calcolare da solo quale fosse la migliore strategia da usare, operazione che ha richiesto il montaggio di ben 16TB di RAM per essere completata.

Gli sviluppatori all’epoca giustificarono la smisurata potenza col fatto che il Poker, come un tempo lo erano gli scacchi, è un gioco in cui la macchina deve prendere decisioni basandosi su informazioni incomplete e spesso ingannevoli a causa dei bluff, degli slow play e altre tecniche simili.

Nell’aprile del 2015 ci fu il primo test al Rivers Casino di Pittsburgh, dove quattro giocatori professionisti di poker, Dong Kim, Jason Les, Bjorn Li e Doug Polk, sfidarono la macchina in una serie di heads-up.

Nell’arco di tredici giorni furono giocate un totale di 80mila mani, 20mila per ogni giocatore. Claudico era perfettamente in grado di adattare la sua strategia a seconda del giocatore. Alla fine delle 80mila mani, il team umano aveva vinto in modo schiacciante. Questo perché, come spiegò Polk, la macchina ha scommesso somme errate su troppe puntate che meritavano ben altre cifre. Per usare le parole precise del giocatore: “scommettere 19mila dollari su un piatto che ne vale 700, non è una cosa che un umano farebbe mai”.

Molto più sofisticato è invece Libratus, l’erede diretto di Claudico, sviluppato nello stesso centro, che ha giocato contro quattro umani, di cui due avevano già sfidato il predecessore.

La storia è totalmente cambiata: Libratus è stato in testa fin dall’inizio delle 120mila mani giocate dall’11 al 31 gennaio 2017.

Durante il giorno, Libratus giocava contro i giocatori, durante la notte, perfezionava le sue strategie analizzando le mani giocate nell’arco della giornata.

Il torneo si è concluso con un vantaggio di oltre un milione di dollari da parte dell’intelligenza artificiale sui giocatori umani.

Il bello di Libratus? Non era programmato per giocare a poker.